Racconti

La storia del signor Astruso

incomprensibile

Viveva in un paese lontano un uomo che pensava di mostrare la sua cultura usando spesso parole altisonanti e frasi contorte. Così quando entrava al bar salutava: “Buondì egregi signori! Gradirei che immantinente mi si servisse una calda bevanda dall’esotico gusto di cioccolato”.

Quando, poi, andava al mercato apostrofava il fruttivendolo: “Da un’attenta disamina delle sue derrate, ho l’impressione che la signoria vostra voglia abbacinare gli astanti con sproloqui che poco hanno a che vedere con la qualità della sua mercanzia”.

Fatto sta che ogni volta che usava una parola inconsueta sentiva dentro di sé il sangue affluire al cervello mandandolo quasi in estasi, mentre chi lo ascoltava, nella migliore delle ipotesi, rimaneva con un grosso punto interrogativo stampato sul volto. Alle volte capitava anche che qualcuno gli indicasse la via più breve per i bagni pubblici, senza molti giri di parole.

Un giorno l’uomo morì e si presentò davanti a S. Pietro: “Augusto Principe degli Apostoli, auspico che non sia necessario procrastinare ulteriormente il mio ingresso in codesto Regno dei cieli, dato che ho passato tutta la mia vita a parlare come molti dei reverendissimi presbiteri dai pulpiti…”

Al che San Pietro si rivolse amorevolmente all’uomo con un accento marcatamente meridionale: “Gentile signore, noi pescatori eravamo e per di più ignoranti… Capimmo che l’intraducibile Dio per farsi comprendere iniziò a parlare la nostra lingua iniziando dai vagiti di un bambino, non so come mai ai nostri successori è piaciuto sempre più complicare le cose rendendole nuovamente incomprensibili. Lei, di certo, si è sforzato di parlare sulla terra pensando a come si sarebbe trovato in Paradiso e questo le fa onore. Le confesso, però, che qui ci si diverte molto semplificando le discussioni e si usano tantissimo anche i dialetti: così S. Alfonso ci allieta tra un “Uagliò” e un altro con il suo “Quanno nascette Ninno“.

Sant’Ambrogio canta a Maria “O mia bella Madunina“. e Sant’Agata con Santa Lucia si divertono intrattenendoci con “Ciuri ciuri“.

Quindi se vorrà star bene tra noi dovrà pure adattarsi. Altrimenti le faccio vedere un’alternativa”. E lo condusse dietro un alto muro dove si intravedevano tra le luci delle figure vestite con abiti talari, lunghe tonache e camici dai pizzi settecenteschi che discutevano animatamente dei massimi sistemi teologici, dell’uso corretto della lingua latina. Il tutto rigorosamente in ecclesiastichese. San Pietro concluse: “Qui vivono tutti quei cristiani (in maggioranza prelati, sacerdoti e religiosi) che hanno vissuto parlando come lei.  Ma le chiedo una cortesia, se vorrà rimanere qui, non faccia parola di ciò che ha visto dall’altra parte: pensano di essersi salvati solamente loro… Anche se in realtà li abbiamo messi insieme perché – poverini – nessuno, nemmeno il Padreterno, li capisce.”

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